Montevaso


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Montevaso sul "Dizionario geografico fisico storico della Toscana" (1839) di E. Repetti

Parco ambientale e didattico della Vitalba e del Montevaso

MONTEVASO, o MONTEVASO fra la Val di Fine, e la vallecola della Sterza di Lajatico. – Questo monte formato in gran parte di gabbro diede il suo nome ad un castello, o rocca ora diruta, e ad una chiesa già parrocchia (S. Jacopo) del piviere di Pomaja nella Diocesi e Compartimento di Pisa.
È situato fra la Comunità della Cistellina marittima e quella di Chianni, alla qual ultima attualmente appartiene la sommtà del monte dov’era il fortilizio, e dove risiede una villa con annessa fattoria che fu de’marchesi Riccardi stati di quel luogo feudatarj.
Il Castello di Monte Vaso è rammentato fino dal 30 aprile del 780 nell’istrumento di fondazione della badia di S. Savino presso Pisa, allorchè tre fratelli nobili longobardi pisani le assegnarono fra le altre cose la loro corte di Monte Vaso con tutte le sue pertinenze.
Situato Monte Vaso metà nella diocesi di Pisa e metà in quella di Volterra, e conseguentemente sull’estremo confine di due contadi, non poteva esser a meno di non promuovere delle controversie fra i vescovi delle due città; siccome lo dimostra fra le molte memorie un lodo dato li 15 ottobre dell’anno 1151 dal delegato pontificio, col quale fu deciso appartenersi il castello di Monte Vaso alla giurisdizione dell’arciveoscovo pisano. –
Vedere FINE fiume.
Anche nell’anno susseguente per atto pubblico, scritto li 30 agosto 1152 nel palazzo arcivescovile di Pisa, Jacopo abate del Monastero Camaldolense di Morrona, previo il consenso del Maggiore di Camaldoli e de’suoi monaci, volendo rifabbricare la badia nuova di Morrona, vendè a Villano arcivescovo di Pisa tutto ciò che il suo monastero possedeva in Monte Vaso tanto dentro, quanto fuori del castello, e nella sua corte, dove la chiesa pisana (dice il documento) possedeva beni lasciatigli dal conte Ugolino.
Quattr’anni dopo un altro nobile, per nome Gualfredo, che fu figlio del conte Enrico e suddiacono di S. Romana Chiesa, per istrumento del 18 novembre 1156 fatto in Pisa nella curia arcivescovile, vendè allo stesso arcivescovo Villano tutto ciò gli apparteneva nelle corti di Pastine e di Strido come pure nel castello e distretto di Monte Vaso.
Che il conte Ugolino di sopra nominato fosse della consorteria degli Opezzinghi di Pisa, mi sembra di averlo dato a conoscere all’
Articolo FUCECCHIO (Vol. II. pag. 351 e 352).
Finalmente per atto di transazine e di concordia stabilita dagli arbitri che elessero le parti, con lodo del 27 agosto 1199 pronunziato in Lajatico furono terminate tutte le pendenze che innanzi d’allora vertevano fra Ubaldo arcivescovo di Pisa e i consoli della città di Volterra, a cagion di Monte Vaso, di Riparbella, ecc. – (ARCH. DIPL.
Carte della Comunità di Volterra).
I diritti però di mero e misto impero sopra cotesto territorio erano stati concessi dall’Imperatore Federigo I e ripetutamente confermati da Arrigo VI, da Ottone IV, da Federigo II e da Carlo IV alla Rep. di Pisa, fino a che nel 1406 questa contrada fu sottomessa al dominio fiorentino.
Fu poi dal Granduca Ferdinando II mediante diploma del 16 aprile 1629 eretto Monte Vaso insieme con Melo, Chianni e Rivalto in feudo marchionale a favore della nobil famiglia Riccardi di Firenze. –
Vedere CHIANNI.
Più interessante della storia civile è quella naturale di Monte Vaso; il qual monte siccome può dirsi l’ultimo tra quelli che dal lato di scirocco chiudono il gruppo delle colline superiori pisane, coperte quasi tutte da terreno terziario, così Monte Vaso può dirsi il primo fra quelli che costituiscono la piccola giogana di poggi serpentinosi, ossia di rocce ofiolitiche che, a partire dal poggio di Monte Catini di Val di Cecina, s’inoltrano pel territorio di Volterra verso la marina a libeccio di detta città, la qual giogaja stendesi verso Riparbella a Monte Vaso, al Marmigliajo della Castellina sin’ai vigneti di Chianni.
Avvegnachè costà nel Monte Vaso distinguesi forse meglio che in altri posti della giogaja testè indicata l’alterazione delle rocce stratiformi e il loro graduale passaggio in quelle massicce e serpentinose, siccome fu avvertito dal Prof. Paolo Savi. nella sua Memoria II
delle Rocce Ofiolitiche ecc. pag. 55 e 59.
Ma il fenomeno più singolare e finora non osservato in alcun altro luogo della Toscana, è quello che incontrasi sul
Borro delle Donne, fosso che ha origine sul fianco orientale del Monte Vaso, allorchè scendendo d’alto in basso vedesi il Galestro metamorfizzato in Gabbro rosso, e quindi in Serpentina diallagica di tinta verde nero bottiglia; la quale pietra presso al sottostante Molino del Borro fa un graduato passaggio alla Diorite ed all’Ofite. – È pure un fenomeno singolare quello di trovarsi costà del Gabbro rosso convertito in Amigdaloide, o in Spilite bufonite del Brongniart (il Mandelstein dei Tedeschi) come un fatto tendente a dimostrare essere stato cotesto terreno soggetto in varj punti ad una vera fusione ignea. (ivi pag. 56 e 57).
Lo stesso A. nella Memoria testè citata (pag. 81 e segg.) parla de’
filoni metalliferi del Monte Vaso, come oggetto di recente escavazione intrapresa da una società anonima, alla quale fu diretto dallo stesso Savi nel 1838 un rapporto Sulle speranze metallurgiche e sullo stato di quella miniera. Ma allora in Monte Vaso non esisteva alcuna regolare escavazione, siccome poi si e andata in seguito intraprendendo con buon successo; postochè nel corrente anno 1840 ci si annunzia la scoperta di un grosso filone ricco di noccioli di Rame piritoso, simili a quelli che somministrano le altre masse de’Serpentini cupriferi di varj monti del territorio Volterrano e Grossetano.


da E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Vol. III, pagg. 386-387, Firenze, presso l'autore e editore coi tipi Allegrini e Mazzoni, 1839
[Il Dizionario è integralmente scaricabile dal sito dell'Università di Siena]


Montevaso s.r.l. Società Agricola, Strada Provinciale Montevaso km. 17,500, 56030, Chianni (Pi), P.I. 00423450493

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